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Partanna: istituzioni, associazioni e cittadini nel ricordo di Rita Atria

Sono trascorsi 24 anni dalla scomparsa della giovane siciliana, avvenuta una settimana dopo l’uccisione del giudice Paolo Borsellino, punto di riferimento della testimone di giustizia nei primi anni ’90, in quella che era conosciuta soltanto come una martoriata terra di mafia. Nella sua lapide, in passato presa a martellate dalla madre che non l’ha mai perdonata per avere denunciato i crimini della sua famiglia, è oggi incisa una delle frasi di Rita che recita “La verità vive”

Si è svolta nel tardo pomeriggio di ieri, presso il cimitero di Partanna, la commemorazione della morte di Rita Atria, avvenuta il 26 luglio del 1992, sette giorni dopo la strage di via D’Amelio. La manifestazione organizzata, da diversi anni, dall’associazione Libera contro le Mafie, è avvenuta alla presenza delle istituzioni civili e militari della provincia di Trapani.

Rita perse il padre all’età di undici anni. Ucciso in un agguato, Vito Atria era un esponente di spicco della mafia locale. Le sue orme furono seguite dal figlio Nicola al quale Rita era molto legata, che condividerà con il padre lo stesso destino. L’omicidio del fratello avvenne alla presenza della moglie, Piera Aiello, la quale decise di denunciare i suoi assassini alla magistratura. In questo cambio di rotta verso un’ideale di giustizia e legalità, l’accompagnerà proprio Rita, che essendo a conoscenza dei malaffari della sua città, confidateli in vita dal fratello, li riferirà ai giudici e, in particolare, a Paolo Borsellino, all’epoca procuratore di Marsala. Lei e la cognata, dunque, diventano delle importanti testimoni di giustizia. Grazie a loro verranno smantellate le cosche locali di Partanna, Marsala e Sciacca, mediante l’arresto di diversi mafiosi. Inoltre, attraverso i racconti di Rita era stata aperta un’indagine sul sindaco democristiano di Partanna, al governo per 30 anni, Vincenzino Culicchia. Di lui, Rita Atria scriveva così nelle pagine del suo prezioso diario:

Credo proprio che mai Culicchia andrà in galera. Ha ucciso, rubato, truffato ma mai nessuno riuscirà a trovare le prove che lo accusano e provino che dico la verità. Sono sicura che mai riuscirò a farmi credere dai giudici, vorrei che ci fosse papà, lui riuscirebbe a trovare le prove che lo facciano apparire per quello che veramente è, cioè Culicchia è solo un assassino truffatore, ma naturalmente le parole di una diciassettenne non valgono nulla. Io sono solo una ragazzina che vuol fare giustizia e lui un uomo che interpreta benissimo la parte del bravo e onesto onorevole. Io non potrò più vivere, ma lui continuerà a rubare, e a nascondere che è stato lui a far uccidere Stefano Nastasi. Già come sempre vince chi è più bravo a truffare la vita”.

Protagonista di una lunga vicenda giudiziaria, Culicchia è stato comunque assolto da ogni accusa.

La lapide in ricordo di Rita Atria

Dopo la strage di via D’Amelio, Rita, che nel frattempo si era legata a Paolo Borsellino, rivedendo forse in lui la figura del padre, non era stata in grado di reggere il colpo, e decise di suicidarsi lanciandosi dal settimo piano del palazzo di via Amelia, a Roma, dove fino ad allora aveva vissuto nascosta. Le rivelazioni di Rita non verranno mai perdonate dalla madre, né in vita né dopo la sua morte. La lapide della figlia verrà presa a martellate proprio da chi l’aveva messa al mondo.

Questi sono alcuni passi del suo diario, scritti a seguito dell’attentato al giudice Borsellino e alla sua scorta.

Ora che è morto Borsellino, nessuno può capire che vuoto ha lasciato nella mia vita. Tutti hanno paura ma io l’unica cosa di cui ho paura è che lo Stato mafioso vincerà e quei poveri scemi che combattono contro i mulini a vento saranno uccisi. Prima di combattere la mafia devi farti un auto-esame di coscienza e poi, dopo aver sconfitto la mafia dentro di te, puoi combattere la mafia che c’è nel giro dei tuoi amici, la mafia siamo noi ed il nostro modo sbagliato di comportarsi. Borsellino, sei morto per ciò in cui credevi, ma io senza di te sono morta”.

Durante la commemorazione, all’interno del camposanto, Salvatore Inguì dell’Associazione Libera e il sindaco di Partanna, Nicolò Catania, hanno voluto ringraziare le autorità civili e militari, le associazioni, e tutti i singoli che hanno preso parte alla manifestazione. Infatti, tra i rappresentanti delle istituzioni civili intervenuti da tutta la provincia erano presenti,il prefetto di Trapani Leopoldo Falco, il sindaco di Campobello di Mazara, Giuseppe Castiglione, i gruppi Scout del luogo, alcuni esponenti dell’associazione Libera di Alcamo. Dalla stessa città sono arrivati l’eurodeputato Ignazio Corrao e un gruppo di attivisti e consiglieri del Movimento 5 Stelle, che hanno raggiunto gli attivisti di Castelvetrano e Partanna. Presente, come negli anni passati, anche la campionessa di vela Laura Linares.

Un momento della commemorazione di Rita Atria al cimitero di Partanna

Salvatore Inguì, che ha moderato l’evento, ha invitato a prendere la parola il prefetto di Trapani Falco, il quale ha voluto ricordare il fatto che la storia di Rita è una delle pagine più tristi della lotta alla mafia, proprio perché la giovane di Partanna non è stata infamata solamente in vita, ma dileggiata anche dopo la sua scomparsa dalla madre che ne ha distrutto la lapide. Negli anni sono stati fatti diversi tentativi di riconciliazione tra la famiglia e quella che rimane oramai la memoria di Rita, mediante l’intermediazione delle istituzioni locali, ma allo stato attuale non ci sono stati dei risvolti positivi in merito. Comunque, la storia della “siciliana ribelle”, come nominata nel titolo del film di Marco Amenta, rappresenta sicuramente la ricerca di un ideale di giustizia che ancora oggi ispira tanti giovani siciliani. Questi ultimi, ha affermato il prefetto, hanno diritto a restare nella loro terra per realizzare le loro aspirazioni. Un cambiamento nella lotta alla mafia è stato poi oggetto dell’intervento di Salvatore Inguì, il quale ha parlato di speranza grazie a quella che definisce evoluzione, che a differenza della rivoluzione costituisce un punto di non ritorno al passato e, dunque, agli anni della dominazione della cultura mafiosa in Sicilia. Quello che oggi si chiede alla società civile è di non fare gli eroi sacrificando la propria vita, come ha fatto Rita, ma di compiere piccoli gesti simbolici nel quotidiano per affermare la legalità, perché come ci ricorda la diciottenne ribelle con le sue parole incise sulla propria lapide “La verità vive”.

Linda Ferrara

redazione

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