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Scrive Pietro Russo, a proposito del degrado dell’Isola Lunga

Caro direttore, 
avevo voglia di condividere con lei ed i suoi lettori questa mia riflessione nonché fare un appello ai nostri concittadini.
È stata una domenica impeccabile per gli amanti del sole e del mare, al termine della quale in tantissimi avranno postato foto delle nostre meravigliose spiagge e in particolare di quell’angolo di paradiso situato tra la torre di San Teodoro e la spiaggia di tahiti sull’ Isola Lunga. 
Da anni attraverso a piedi quel tratto di mare per raggiungere la famosa spiaggia, ogni volta con lo stesso stupore creato dalla natura incontaminata, dalla macchia di lentisco e palme nane, dai gigli di mare che adesso fioriscono a due passi dalla spiaggia che guarda le isole Egadi. 
Ma come ogni anno, allo stupore presto si sostituisce lo sconforto del degrado e dell’abbandono, della sporcizia e della noncuranza delle persone. Interminabile la quantità di rifiuti che accoglie i frequentatori locali ma anche i tanti turisti stranieri sin dal primo passo lungo il sentiero per la spiaggia. Così come è surreale lo stato dei vecchi opifici dell’isola, non solo decadenti ma anche pericolosi per i visitatori più incauti. Giustamente la vicenda del lido della Torre anche quest’anno sta alimentando il gossip estivo, ma ritengo assurdo come questo possa scandalizzare il marsalese ben più del vero problema di fondo, ossia la lenta e inesorabile morte dello Stagnone e delle sue Isole. 

Un copertone abbandonato sull’Isola Lunga

La morte di quegli stessi posti per cui da anni paradossalmente si combatte per il riconoscimento a patrimonio dell’umanità. 
Non possiamo continuare a delegare la sopravvivenza di questi luoghi preziosi quanto delicati alla politica locale, che già ha dimostrato una lunga gestione immobilista e fallimentare.
Abbiamo il dovere di fare tutti qualcosa per il bene pubblico, e a dimostrazione di quanto possa essere semplice, allego le foto di quanto raccolto in spiaggia in meno di mezz’ora. Centinaia di persone oggi hanno raggiunto l’isola sia a piedi che in barca, immaginate con un po’ di buona volontà come sia possibile ripristinare la naturalezza di questi luoghi. 
Se ci dotassimo di un sacco nero per raccogliere i rifiuti da portare con sé al rientro potremmo far partire una vera e propria operazione di bonifica volontaria dell’isola Lunga che per quanto titanica sarà sempre meglio di niente. 
È un appello al buon senso ed alla responsabilità civile, aperto alla discussione in sede politica qualora qualche consigliere comunale voglia appoggiare la causa oltre il vincolo dello schieramento.
Grazie per l’attenzione dimostrata, 
Cordiali saluti

Pietro Russo

Gentile Pietro,

condivido pienamente la sua riflessione. L’ultima volta che sono stato sull’Isola Lunga, godendo della magnifica esperienza che la traversata a piedi regala agli amanti della natura e del mare, ho trovato una situazione di degrado e abbandono molto simile a quella che lei racconta. Per l’ennesima volta mi sono ritrovato a pensare che abbiamo l’oro tra le mani e non lo sappiamo tutelare, nè valorizzare. Ci ritroviamo spesso in mezzo a una morsa in cui da un lato la gestione pubblica dei siti naturalistici si rivela inefficace, dall’altro i privati sognano di superare i vincoli ambientalisti per attuare speculazioni che poco hanno a che fare con l’identità dei luoghi. In mezzo, in realtà, ci sarebbe il buon senso: prenderci cura di quello che abbiamo e promuoverlo all’attenzione del mondo. Mi auguro che le future classi dirigenti riusciranno a far meglio di quelle che hanno alimentato questo scempio, impoverendo la nostra terra più di quanto realmente immaginiamo. (V.F.)

redazione

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Tags: Isola LungaRiserva dello Stagnone