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MARSALESI nella lotta di liberazione

Per caso. Forse per istinto. Forse perché tutto è scritto. Forse perché non possiamo che ubbidire al Deus ex machina che regge tutto, le sorti del mondo, il destino dei popoli, la vita piccola eppur importante di ogni essere vivente. Io preferisco credere che fu perché tutto è già scritto. E gli incontri soprattutto, previsti. Tre anni fa incontrai l’ unica persona che poteva rispondere a due domande che sorte improvvisamente, o frutto chissà di una ansiosa necessità di sapere , di capire, non potevano che trovare le degne risposte in essa. E così, quando Giuseppe Nilo presidente sezione ANPI di Marsala mi ricevette nel suo studio affollato di libri gli chiesi subito se la Resistenza fosse stata un fatto solamente maschile e settentrionale, se avesse riguardato cioè solo una parte della nostra nazione e una sola parte del genere umano. Forse fu in quel momento che vidi brillare nei suoi occhi attenti una fiamma. Per chi crede in quello che fa, la certezza di essere capiti ed ascoltati è molto gratificante. Mi raccontò della sua opera, delle sue ricerche, lavoro dal quale, una volta iniziato, non se ne esce indenni. Sbirciai i volti e le storie di quei ragazzi e di quelle ragazze. Figli di una generazione nata sul finire della prima guerra mondiale e costretti a combattere e a morire in un’ altra. Erano belli. Toccati dalla vita troppo presto, ma belli. Nella lista che mi mostrò lessi i loro nomi. Erano tutti marsalesi e tutti partigiani, una novantina, ordinati nelle preziose schede biografiche che si trovano nel suo libro “MARSALESI nella lotta di liberazione. Meridionali, siciliani, marsalesi. E donne. La Resistenza fu fatta anche da loro, dalle madri, dalle staffette, dalle partigiane combattenti che rivelarono tutto il coraggio innato dell’ essere donna. Un singulto di sensazioni che accerchiano senza alcun preavviso. Questo si prova a guardare quei volti, a cercare di ricostruire i brandelli della loro breve ma intensa vita. La faticosa ricerca del presidente ANPI Marsala Giuseppe Nilo sta dando però i primi risultati. L ‘amministrazione comunale ha recentemente, in occasione dell’ otto marzo, confermato l’ intestazione di una strada alle tre partigiane marsalesi Bice Cerè, Franca Alongi e Grazia Meningi.

E non è che il primo passo. Non è che l ‘avvio su una lunga eppur gratificante strada che mira a rendere onore ai caduti per la libertà e la democrazia, a chi ha contributo alla Liberazione di questo Paese dall’ oppressione nazifascista. Ora che il libro è finalmente stato presentato il 6 maggio al teatro comunale Sollima, la domanda che viene rivolta più spesso al presidente Nilo è sempre la stessa. Ma veramente marsala ha avuto tanti partigiani? E solitamente a questa domanda spesso si accompagna lo sbalordimento negli occhi di chi con incredulità si rigira il bel libro fra le mani e scopre quello che neppure immaginava. A volte quello che chiamiamo oblio non è che ignoranza. Come si può scordare quello che non si conosce? Ed infatti questo libro mira a non alimentare né scuse né alibi. Non possiamo non sapere da oggi in poi. La straordinarietà di questo libro non consiste solo nell’ avere dato un nome ed un volto ai tanti partigiani di questa città ma anche nell’ invito che Giuseppe Nilo fa a quanti abbiano notizie o siano in possesso di foto riguardanti i partigiani marsalesi o nati in provincia di Trapani. Niente finisce. Niente è mai completo. E il lavoro, questo lavoro, continua. Come la Resistenza. Le copie del libro “ marsalesi nella lotta di liberazione” si trovano presso la libreria Mondadori di piazza della Repubblica e sono a disposizione della cittadinanza.

Tiziana Sferruggia

redazione

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