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Brexit: da Cambridge e Bruxelles, il punto di vista di due giovani siciliane

Nei giorni scorsi abbiamo esposto il nostro punto di vista su Brexit. E’ vero, in questi casi l’attenzione della maggior parte dei lettori è rivolta agli autorevoli commenti delle testate nazionali o internazionali. Tuttavia, ci troviamo di fronte a un evento che riveste una tale importanza da meritare di essere analizzato e commentato anche da una realtà per certi versi periferica come la nostra. Come abbiamo fatto in altre occasioni, abbiamo a questo punto voluto ascoltare anche le sensazioni dei giovani siciliani che per lavoro o per studio si trovano all’estero e capire come stanno vivendo questo momento.

Teresa Marrone ha 37 anni e vive a Cambridge da 10 anni e mezzo. Laureata in lingue, si occupa di traduzioni e ha maturato anche esperienze nel settore turistico. Da circa un mese lavora come customer service Executive per Booking.com. Questa il suo commento su Brexit:

Teresa Marrone

Venerdì mattina eravamo tutti abbastanza sconvolti…Sinceramente non me l’aspettavo come la maggior parte della gente che conosco. Siamo preoccupati, e non tanto per quello che ci può succedere adesso. Molti hanno paura che verranno mandati a casa, ma non credo proprio succederà una cosa del genere. Non c’è dubbio che le nostre vite verranno complicate, ci potrà essere bisogno di permessi di lavoro per rimanere, le file per i controlli agli aeroporti potrebbero diventare infinite ecc. Gli inglesi con cui ho parlato e che hanno votato “Remain” sono ancora più preoccupati di noi. Nessuno sa cosa succederà e la cosa aumenta la tensione. Ma la cosa che ci preoccupa di più, anche se le nostre vite non dovessero cambiare dal punto di vista lavorativo di visti ecc.. è questa: vogliamo veramente rimanere in un paese che non ci vuole? Parlando con i miei amici mi rendo conto che abbiamo tutti lo stesso pensiero dopo questo risultato: la sensazione di non essere più i benvenuti. Per fortuna tanti inglesi non la pensano così. Alla fine, la gente che ha votato il “Leave” fa tutta parte di una categoria che si individua subito qui. Nelle città con un certo livello di cultura, come Londra e Cambridge, ha vinto il “Remain”. Il “Leave” ha spopolato altrove. Secondo me hanno fatto un’enorme stupidata, e molti di loro, che hanno votato senza reale consapevolezza, se ne sono già pentiti e non pensavano che il loro voto avesse importanza, come scrivono anche i giornali inglesi. Immaginate dunque come si sentono…si sono svegliati venerdì mattina e hanno pensato, “aspettate un attimo, mi sa che abbiamo fatto una fesseria…”.

Martina Ferracane

Martina Ferracane vive a Bruxelles e ha 26 anni. Dopo aver lavorato per la Commissione Europea, adesso è policy analyst presso l’ECIPE (European Centre for International Political Economy).  Il suo è il punto di vista di chi respira da vicino l’aria che tira intorno ai palazzi delle istituzioni europee.

Che sia stato un errore non c’è dubbio…Ma siamo un momento storico in cui forze di disintegrazione crescono in maniera incontrollata come risultato di una crisi che non passa e di una insoddisfazione della gente sul modo di fare politica degli ultimi 20 anni. Quello che sarà importante è assicurarsi che la disintegrazione (quando viene votata) avvenga in maniera pacifica e che si continui a collaborare e a trovare insieme un nuovo modo di creare e distribuire benessere. Sarà difficile e ci saranno altre sconfitte peggiori di perdere il Regno Unito, ma speriamo che la transizione avvenga in pace”.

Vincenzo Figlioli

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Tags: BrexitMartina FerracaneTeresa Marrone