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Allons enfants…

Esplosioni, lanci di bottiglie, danni, guerriglie, proteste, migliaia e migliaia di persone in piazza, si parla di un milione. Scenari non lontani da noi, perché è quello che sta accadendo in Francia. Hollande è il presidente europeo più sotto assedio: ha subito gli attacchi dell’Isis che hanno colpito il cuore della civiltà, continua ad essere minacciato dai forti scontri di tutto il comparto lavorativo contro la riforma Jobs Act – al contrario di quanto avvenuto in Italia pur con tutti i malcontenti del caso – e adesso è vittima delle tensioni calcistiche tra russi ed inglesi che sta portando un serio incidente diplomatico tra Francia e Russia. Gli Stati Uniti avevano peraltro messo in allarme la Francia da possibili attacchi terroristici dell’Isis agli Europei di Calcio. A ciò si sono aggiunti, come detto, gli scontri degli hooligans inglesi e russi, con Parigi che ha accusato Mosca di aver fatto uscire i tifosi più violenti dal Paese. Mi chiedo: ma in questo clima difficile, non era meglio rinviare il Campionato europeo? Probabilmente no. Primo perché, come si sa, nel calcio in generale e in eventi simili in particolare, girano tanti investimenti, tanti sponsor, tanti soldi insomma. E poi difficile trovare in tempo record un altro Stato disponibile ad ospitare la manifestazione senza avere le strutture e le misure di sicurezza adeguate.

Sembra che i cugini d’Oltralpe non riescano più a gestire i vari fronti d’attacco. E i motivi sono tanti. Prima lo Stato di Emergenza dopo gli attentati di Parigi dello scorso 13 novembre, che ha portato ad una restrizione delle libertà di espressione in ogni sede; poi la fine dell’asse Francia-Germania, la prima crollata sotto i colpi di debiti pubblici alle stelle e aumento della disoccupazione. Tra i due litiganti il terzo gode ed è qui che si è inserita l’Italia, con il premier Renzi che ha stretto ottimi e cauti rapporti con la Merkel. La potenza tedesca sta “abbandonando” la Francia che è sempre più in balia dell’UE e dell’euro, lasciando che le proteste contro la riforma del lavoro l’ingoiassero. Non è di certo un “giorno di gloria” per la France. Allons enfants de la Patrie…

redazione

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