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Mafia: i Carabinieri confiscano beni per 1,2 milioni di euro a Castelvetrano

Il patrimonio sequestrato è riconducibile al latitante Matteo Messina Denaro

Ancora un sequestro di beni per la famiglia mafiosa di Castelvetrano: i Carabinieri del R.O.S. e del Comando Provinciale di Trapani, lo scorso giovedì mattina hanno dato esecuzione alla confisca, emessa dal tribunale di Trapani, di un ulteriore immobile per un valore complessivo di circa 1,2 milioni di euro. L’intervento rientra a pieno titolo in una più ampia operazione finalizzata alla ricerca del latitante Matteo Messina Denaro.

Si tratta di un percorso investigativo che aveva portato nel 2013 all’arresto alcuni esponenti di spicco del clan mafioso di Castelvetrano e al sequestro di numerosi beni fra cui aziende olearie, attività commerciali, abitazioni, terreni e numerosi rapporti bancari per un valore di 38 milioni di euro nell’ambito dell’operazione “Campus Belli”.

Le indagini avevano fatto emergere le attività criminali della famiglia mafiosa di Campobello di Mazara, storicamente tra le più attive del mandamento di Castelvetrano, della quale erano state accertate la composizione organica e le dinamiche interne, con particolare riferimento alla conflittualità tra gli schieramenti riconducibili rispettivamente a Leonardo Bonafede e Francesco Luppino.

Era emerso come Luppino, forte del sostegno ricevuto da Matteo Messina Denaro, avesse cercato di ampliare il proprio potere all’interno della organizzazione criminale, con l’obiettivo di contendere a Bonafede la leadership della famiglia campobellese.

Vito Signorello

Le indagini avevano, inoltre, evidenziato come la divisione interna non avesse impedito alla famiglia mafiosa di gestire unitariamente le strategie criminali e lo sfruttamento delle principali attività economiche del territorio.
L’intervento di oggi si è concentrato nella città di Castelvetrano, colpendo, con il provvedimento di confisca, un bene immobile composto da 49 vani adibiti ad uffici, ubicato nella via Mazzini, nei pressi del centro storico della città, riconducibile a Vito Signorello, tratto in arresto dai Carabinieri del R.O.S. e del Comando Provinciale di Trapani nel dicembre del 2011 e condannato successivamente per associazione mafiosa a seguito di patteggiamento.

redazione

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Tags: Matteo Messina Denaro