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Partanna: omicidio aggravato dal metodo mafioso, dopo sei anni in manette i presunti autori

Il reparto operativo nucleo informativo del Comando Provinciale dei Carabinieri di Trapani e le Squadre Mobili di Palermo e Trapani, hanno dato esecuzione ad un provvedimento di fermo di indiziato di delitto per il reato di omicidio, aggravato dal metodo mafioso, nei confronti di Nicolò Nicolosi, 44enne di Calatafimi (TP), e del coetaneo salemitano Attilio Fogazza. Due arresti che giungono al termine dell’indagine coordinata dal Procuratore Aggiunto dottoressa Maria Teresa Principato, e dai Sostituti Procuratori Carlo Marzella e Francesco Grassi dalla Direzione Distrettuale Antimafia di Palermo.

L’atto restrittivo è stato eseguito con riferimento all’omicidio di Salvatore Lombardo, pregiudicato per reati contro il patrimonio, che in data 21 maggio 2009, è stato mortalmente ferito da alcuni colpi di fucile calibro l2, mentre si trovava presso il bar Smart Caffè di Partanna.

L’uomo, che era sottoposto all’obbligo di firma, dopo aver assolto gli obblighi imposti presso quel Comando Carabinieri, alle ore 19 aveva fatto ritorno al predetto bar di via XV Gennaio, dove venne raggiunto da due sconosciuti a bordo di una Volkswagen Polo di colore scuro; mentre uno rimase all’interno dell’autovettura, l’altro esplose alcuni colpi di fucile che ferirono a morte il pregiudicato partannese.

Le videocamere di due esercizi commerciali della zona, una gioielleria ed un fioraio, dislocati lungo il tragitto compiuto dalla vittima per andare e poi tornare dalla caserma dei Carabinieri avrebbero dimostrato chiaramente che Lombardo fosse stato seguito dai suoi assassini.

L’attività investigativa dei mesi a seguire non consentì di individuare i responsabili dell’efferato delitto né di far luce sul movente ed il caso sembrava essere destinato a rimanere irrisolto.

Le indagini condotte dal gruppo di lavoro del Raggruppamento Operativo Speciale dei Carabinieri e dal Servizio Centrale Operativo della Polizia di Stato, nell’ambito della ricerca del latitante Matteo Messina Denaro, ha permesso di sapere che Salvatore Lombardo fosse sospettato di essere l’autore del furto di un camion di merce ai danni del supermercato Despar di Partanna gestito, di fatto, da Giovanni Domenico Scimonelli e la sua uccisione rappresentava in sostanza la criminale punizione per questo ipotizzato irrispettoso atto.

Il 48enne Scimonelli, lo scorso 3 agosto, è stato raggiunto da un’ordinanza di custodia cautelare in carcere, emessa nell’ambito della cosiddetta “Operazione Ermes”, per avere fatto parte della famiglia mafiosa di Partanna e per aver posto in essere condotte dirette sia a curare la latitanza del capo della provincia mafiosa di Trapani, Matteo Messina Denaro, sia a consentire al predetto latitante e al reggente del mandamento mafioso di Mazara del Vallo, Vito Gondola, l’esercizio delle rispettive funzioni apicali eseguendo puntualmente gli ordini da costoro impartiti e costituendo – quali collettori e distributori di messaggi da e per il capo latitante – un punto di riferimento della riservata catena di comunicazione epistolare attraverso cui il boss castelevetranese dirige Cosa nostra.

Sulla base di questo elemento innovativo, per quanto inizialmente non supportato da altri elementi di riscontro, la Procura Distrettuale di Palermo ha avuto modo di riaprire le indagini e gli Uffici investigativi di Palermo e Trapani delle due Forze di Polizia hanno conseguentemente avviato un’ulteriore approfondita attività investigativa, acquisendo così significativi elementi di responsabilità nei confronti di Attilio Fogazza e Nicolò Nicolosi, quali presunti autori dell’omicidio Lombardo.

L’attività, svolta secondo metodologie tradizionali, ha consentito di ricostruire con dovizia di particolari la dinamica dell’evento criminale mettendo in luce un pragmatismo paragonabile al compimento di una perfetta azione militare.

La vittima, infatti, trattenuta all’interno del bar con la scusa di una partita a carte e successivamente allontanatasi per apporre la firma presso la caserma dei Carabinieri, è stata veniva seguita, sin dall’andata, dai suoi killer. Dopo essere giunto nei pressi del bar, quasi contemporaneamente all’esecuzione mafiosa, un camion intervenne per bloccate la strada di accesso al luogo dell’evento per impedire l’arrivo di eventuali soccorsi e consentire agli assassini di agire indisturbati.

“Di particolare rilevanza – sottolineano nella loro nota stampa i Carabinieri – l’assoluto senso di impunità degli assassini che portavano a compimento il delitto a volto scoperto”.

Il gruppo d’investigatori costituitosi allo scopo, ha dunque analizzato sotto il coordinamento della Direzione Distrettuale Antimafia di Palermo, ogni dettaglio delle indagini esperite all’epoca dell’accadimento, ricostruendo nella sua interezza questo cold case di stampo mafioso, la cui pianificazione é sicuramente avvenuta nel contesto criminale riconducibile al mandamento di Castelvetrano ed al gruppo di riferimento di Messina Denaro.

Proprio l’irrequietezza espressa da alcuni suoi accoliti sull’attuale gestione del potere criminale in Sicilia, ha portato gli investigatori ad approfondire le dinamiche mafiose che sono state alla base del suddetto episodio; di particolare rilevanza il senso di insofferenza manifestato dall’ambiente castelvetranese vicino alla famiglia Messina Denaro per i ripetuti arresti dei familiari e fiancheggiatori del latitante e per l’immobilismo di quest’ultimo.

Fogazza risulta ancora oggi dipendente di una delle società direttamente controllate da Scimonelli , mentre Nicolosi, in data 15 marzo 2010, è stato posto in stato di fermo di indiziato dei delitto (nell’ambito dell’operazione “Golem 2” ) per aver tentato d’incendiare le vetture e le macchine di alcuni piccoli imprenditori, al solo fine di agevolare le attività dell’associazione Cosa Nostra.

redazione

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