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Il compito di Alberto Di Girolamo

Appena tre anni fa Giulia Adamo (e con lei la sua storia, il suo modo di fare politica da tutti conosciuto, ecc.) non solo vinceva in maniera schiacciante ma lo faceva ottenendo la maggioranza in 80 sezioni su 80, guadagnando la maggioranza dei consensi in tutte le zone della città, unendo centro storico, periferia e campagna.

Da quelle elezioni era uscita una mappa politica della città che, se paragonata a quei giochi che si trovano nella settimana enigmistica, quelli conosciuti come “unisci i puntini”, unendo i puntini che segnano le 80 sezioni sulla cartina di Marsala, la mappa della città avrebbe restituito esattamente il volto di Giulia Adamo.

Marsala da quelle elezioni insomma è apparsa quella fascinosa, a volte fascinosissima ma ormai attempata dama di provincia che è, che mima ancora energia da vendere ma in verità non regge il passo, e allora cerca di camuffare con un di più di belletto, qualche trovata, bisbetica fino all’eccesso, capace di litigare con tutti, soprattutto con se stessa. E quindi autoreferenziale, assolutamente provinciale.

Ecco, è stata questa Marsala negli ultimi venti anni: una vecchia dama di provincia che si è adagiata sulla propria storia, sulla propria bellezza, sempre pronta a ripartire mimando un’energia che non c’era più, sempre pronta a rivangare un passato meraviglioso – “i tempi di Lombardo, i tempi di Lombardo… Ah, i tempi di Lombardo”… – ma che meraviglioso è solo nei ricordi, perché sono i ricordi di gioventù e della primavera.

Oggi, dopo appena tre anni da quel risultato ecco che vince, anzi stravince, guadagnando 80 sezioni su 80 Alberto di Girolamo. E unendo i puntini della mappa di Marsala ci appare il volto di un signore in età, col sorriso buono e l’eloquio incerto delle contrade contadine della nostra città. Oggi Marsala si riscopre insomma, un signore di campagna, inurbato da tempo, che vive con un certo impaccio la modernità ma ha intenzione di farci i conti con la determinazione e la saggezza che le provengono dalle contrade popolari e popolose del proprio “territorio diffuso”. Niente più trovate ad effetto e grandi visioni. L’intenzione di fare ripartire la città dalle contrade e dai quartieri popolari, guardando ai suoi problemi non dall’interno dei vari circoli del centro storico ma dalle varie realtà sparse nel territorio.

A questo punto viene da domandarci quale sia il vero volto della nostra città: se quello di Giulia Adamo restituito dalle urne appena tre anni fa o questo di Alberto Di Girolamo. Se, come ha scritto recentemente Domenico Starnone, ci facessimo prendere dalla tentazione di considerare il “corpo elettorale” come un unico “organismo possente che esprime gli eletti, li espone e insieme li contiene, se ne compiace o, caso mai, se ne libera come impurità della sua stessa pelle. Un titano, insomma, che dice periodicamente a quelli dell’Olimpo: venite giù, si riparte da zero!” – se considerassimo il corpo elettorale così – allora dovremmo dire che Marsala combacia esattamente col volto di Alberto Di Girolamo. Ma siccome questo benedetto “corpo elettorale” – continua Starnone – alla fin fine è composto nella sua maggioranza da singoli corpi, anzi, da “corpicini stufi della passeggiata connivente al seggio”, dobbiamo concludere che entrambi i volti sono il volto di Marsala, e per questo dobbiamo essere molto cauti nel parlare di rivoluzione. Già una volta Marsala aveva fatto una scelta simile: scegliendo il sorriso timido e la parlata piena di incespichi del notaio Galfano dopo le mirabolanti imprese e le grandi visioni istrioniche di Salvatore Lombardo. Allora però lo aveva fatto nel segno della continuità. Oggi ritorna a farlo nel segno della discontinuità rispetto a quella stagione che molti continuano a ritenere “la primavera marsalese”.

Credo insomma, e a farmelo dire è il consenso fortissimo che ha ottenuto il nuovo sindaco, che Alberto Di Girolamo, vista la sua biografia personale e professionale, è stato chiamato dagli elettori marsalesi a risolvere quello che il compianto professore Giovanni Gerardi ha definito “la psicosi della piccola città”, a risolvere cioè “le contraddizioni che solcano Marsala” e che “indicano uno sviluppo bloccato che le ha impedito di potenziare la tradizione urbana (civitas antiqua) con la ricchezza che le fornisce la campagna per l’assenza di idee universali della borghesia locale”.

Compito non da poco e che possiamo riassumere così: risolvere l’annoso problema della dicotomia centro/campagna, affrontare le sfide della modernità (e farlo velocemente: Marsala è una città che ci ha messo 20 anni per iniziare a organizzare un minimo di accoglienza turistica col risultato pazzesco di avere impiantato i primi lidi attrezzati quando ormai sparivano le spiagge) e avviare il ricambio della classe dirigente.

Ripeto: avviare il ricambio della classe dirigente.

Renato Polizzi

redazione

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