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Carte clonate, titolare di un oleificio condannato a 5 anni

Dovrà anche pagare una multa di 10mila euro, ma gli avvocati ribattono: “il riciclaggio non sussiste. Ci appelleremo”
Il Tribunale collegiale di Marsala ha condannato Paolo Sciacca a 5 anni di reclusione e al pagamento di una multa di 10.000 euro. Si è concluso così il processo a carico del titolare di un oleificio alla sbarra con l’accusa di riciclaggio e di uso illecito di carte di credito. Anche il pM Scalabrini, in sede di requisitoria aveva invocato una condanna a cinque anni.  Pronunciando il verdetto di condanna il Tribunale collegiale presieduto da Gioacchino Natoli (a latere Giacalone e Quittino) ha anche disposto per l’imputato l’interdizione perpetua dai pubblici uffici.  In sede di requisitoria il pM aveva chiesto la condanna ribadendo quanto già formulato dalla Procura, quando è scattato il giudizio, ossia che circa 39mila euro sarebbero finite nel conto corrente di Paolo Sciacca, di 58 anni, titolare di una ditta che si trova a Strasatti (al confine tra Marsala e Petrosino)  attraverso carte di credito che sono risultate clonate. Secondo il pM sarebbero stati commessi sia il reato di riciclaggio che quello dell’uso indebito di carte di credito. Secondo la pubblica Accusa le carte vere (per lo più Visa e Mastercard) sarebbero appartenuti a conti correnti intestati a cittadini americani. In particolare degli Stati Uniti: California, Ohio, Sud Dakota e Illinois. In sede di arringa finale l’avvocato difensore Gabriele Pellegrino ha puntato sull’incosapevolezza del suo assistito sul fatti che le carte fossero clonate, tant’é che Sciacca avrebbe anche emesso una fattura nei confronti di una ditta catanese che poi sarebbe risultata inesistente. A difendere Sciacca sono gli avvocati Gabriele e Stefano Pellegrino: “Attendiamo di leggere le motivazioni della sentenza, ma possiamo già affermare che ci appelleremo. Il nostro assistito ha fatto tutto alla luce del sole. Ha soltanto venduto olio a degli sconosciuti. La sua buonafede è evidenziata anche dal fatto che se avesse, anche vagamente, immaginato la reale provenienza del denaro non avrebbe mandato avanti la transazione e ha anche rilasciato regolare fattura. Riteniamo anche che il reato di riciclaggio non sussista”. Il difensore ha parlato anche di incompatibilità tra i due reati contestati.

Chiara Putaggio

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Tags: carte clonateProcesso