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Arrivano i saldi. Ma le associazioni dei consumatori prevedono un flop

Comincia ufficialmente il 3 gennaio la stagione dei saldi invernali in Sicilia. In realtà, soprattutto nelle ultime settimane, più di un commerciante ha cercato di incoraggiare i propri clienti a qualche acquisto in più, inviando messaggi o mail con promozioni personalizzate e sconti praticati direttamente al negozio. Tuttavia, anche quest’anno, la stagione dei saldi – anticipata dal 5 al 3 gennaio – si prevede poco propizia per i commercianti siciliani, in un contesto generale sempre più condizionato dalla crisi economica. Le stime delle associazioni dei consumatori evidenziano infatti come i cittadini abbiano sempre meno risorse da destinare all’acquisto di nuovi capi di abbigliamento, scarpe o pelletteria, avendo dovuto affrontare a fine anno il pagamento di tasse e tributi. “Il budget da dedicare agli sconti stagionali è sempre più risicato” sottolinea Francesco Tanasi del Codacons, che prevede una riduzione media del 12% rispetto al 2014 e una spesa che non supererà quota 140 euro a famiglia. “Allo stato attuale – spiega il responsabile dell’associazione che tutela i consumatori – solo il 30% delle famiglie siciliane prevede di fare qualche acquisto durante i saldi”. Più ottimisti i commercianti, che prevedono una spesa di 336 euro per unità familiare.
Come ogni anno, le associazioni dei consumatori pubblicano un decalogo antifrode per affrontare la stagione dei saldi con maggiore serenità e per riuscire a distinguere i commercianti corretti da quelli che è meglio evitare…
1) – Conservare sempre lo scontrino: non è vero che i capi in svendita non si possono cambiare. Il negoziante è obbligato a sostituire l’articolo difettoso anche se dichiara che i capi in saldo non si possono cambiare. Se il cambio non è possibile, ad esempio perché il prodotto è finito, avete diritto alla restituzione dei soldi (non ad un buono). Si hanno due mesi di tempo, non 7 o 8 giorni, per denunciare il difetto.
2) – Le vendite devono essere realmente di fine stagione: la merce posta in vendita sotto la voce “Saldo” deve essere l’avanzo di quella della stagione che sta finendo e non fondi di magazzino. Stare alla larga da quei negozi che avevano gli scaffali semivuoti poco prima dei saldi e che poi si sono magicamente riempiti dei più svariati articoli. È improbabile, per non dire impossibile, che a fine stagione il negozio sia provvisto, per ogni tipo di prodotto, di tutte le taglie e colori.

3) – Nei giorni che precedono i saldi è meglio andare nei negozi a cercare quello che interessa, segnandone il prezzo; si può così verificare l’effettività dello sconto praticato ed andare a colpo sicuro, evitando inutili code. Non fermarsi mai al primo negozio che propone sconti, ma confrontare i prezzi con quelli esposti in altri esercizi.
4) – Valutare la bontà dell’articolo guardando l’etichetta che descrive la composizione del capo d’abbigliamento (le fibre naturali ad esempio costano di più delle sintetiche). Pagare un prezzo alto non significa comprare un prodotto di qualità.
Diffidare dei marchi molto simili a quelli noti.
5) – Diffidare degli sconti superiori al 50%, spesso nascondono merce non proprio nuova, o prezzi vecchi falsi (si gonfia il prezzo vecchio così da aumentare la percentuale di sconto ed invogliare maggiormente all’acquisto). Un commerciante, salvo nell’Alta moda, non può avere, infatti, ricarichi così alti e dovrebbe vendere sottocosto. Un buon prezzo di saldo si dovrebbe attestare attorno a un 40% di sconto, viene suggerito.
6) – Servirsi preferibilmente nei negozi di fiducia o acquistare merce della quale si conosce già il prezzo o la qualità in modo da poter valutare liberamente e autonomamente la convenienza dell’acquisto.
7) – Negozi e vetrine. Non acquistare nei negozi che non espongono il cartellino che indica il vecchio prezzo, quello nuovo ed il valore percentuale dello sconto applicato. Il prezzo deve essere inoltre esposto in modo chiaro e ben leggibile. Controllare che fra la merce in saldo non ce ne sia di nuova a prezzo pieno. La merce in saldo deve essere separata in modo chiaro dalla “nuova”. Diffidare delle vetrine coperte da manifesti che non vi consentono di vedere la merce.
8) – Prova dei capi: non c’è l’obbligo. È rimesso alla discrezionalità del negoziante.
9) – Nei negozi che espongono in vetrina l’adesivo della carta di credito o del bancomat, il commerciante è obbligato ad accettare queste forme di pagamento anche per i saldi, senza oneri aggiuntivi. I commercianti hanno l’obbligo dal giugno 2014 di accettare, per cifre superiori a 30 euro il pagamento con carte di credito o bancomat, tramite POS;
10) – Se pensate di avere preso una fregatura rivolgetevi alle associazioni dei consumatori, oppure chiamate i vigili urbani.

Vincenzo Figlioli

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Tags: codaconsFrancesco Tanasisladi