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Come Giovanni e Carmelo

Il nostro quotidiano, fin dalla sua genesi, è sempre stato bicefalo. Marsala e Petrosino, per noi, sono ancora parte di un racconto comune, che supera qualsiasi confine territoriale. E lunedì sera, in piazza Biscione, c’è stato un momento in cui abbiamo sentito tutta la forza di questa identità complessa, di fronte al concerto dei Marta sui Tubi.

Davanti agli acuti del marsalese Giovanni Gulino e ai virtuosismi elettrici del petrosileno Carmelo Pipitone ci siamo resi conto di non essere soltanto davanti all’esibizione di uno dei migliori gruppi rock italiani. Ma di ritrovarci all’interno di un fenomeno più unico che raro di questi tempi, con una perfetta comunione tra palco e pubblico. E in quello che sembrerebbe un semplice spettacolo musicale si finisce per respirare esattamente lo spirito dei nostri tempi.

Da un lato c’è la conservazione, l’abitudine a guardare la nostra terra come al teatro di un eterno ritorno all’uguale. Un atteggiamento che appartiene a molti che lunedì sera non c’erano e che anche in altre occasioni (a Marsala o a Petrosino) hanno preferito restare a casa.

Dall’altro lato, invece, c’è la voglia di immaginarsi diversi. Un desiderio che brillava negli occhi del pubblico di lunedì sera e che si tocca con mano in queste giornate estive, quando a Marsala e Petrosino tornano migliaia di fuori sede e immediatamente si percepisce un’altra aria.

Io li guardo e li ascolto sempre con grande attenzione. Ti immagini che arrivino qui a raccontarti di quanto si divertono a Milano o a Bologna e di quanto si sentano emancipati. E invece ti parlano subito di questa terra, delle nostre innumerevoli potenzialità, di quanto potremmo essere ricchi se solo utilizzassimo in maniera intelligente le nostre risorse. Non glielo chiedo mai, ma capisco subito che non vedrebbero l’ora di tornare. Ma alle loro condizioni. E lì tornano i soliti discorsi sul talento, sulla meritocrazia, sulla capacità di realizzare i propri progetti di vita in autonomia, senza chiedere niente a nessuno. So già che molti proveranno a dissuaderli, proveranno a convincerli che qui non cambierà mai niente. E che se anche il cambiamento dovesse arrivare, non sarebbe che una parentesi, bonariamente tollerata dai professionisti della restaurazione, sempre pronti a riportare indietro le lancette del tempo. Magari hanno anche le stesse facce di quelli che dicevano a Giovanni e a Carmelo che era da matti immaginare di poter vivere grazie alla musica. Dimenticando che spesso sono proprio le strade più impervie a condurci alle mete più belle.

Vincenzo Figlioli

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