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Riforma del sistema camerale: il personale della Camera di Commercio annuncia scioperi

Il personale della Camera di Commercio di Trapani è in fermento per la riforma del sistema camerale lanciata dal Governo nazionale. Una delegazione, in rappresentanza dei 115 tra dipendenti e pensionati della Camera di Commercio di Trapani, ha partecipato alla mobilitazione nazionale tenutasi oggi a Roma per dire “no” ai tagli, ad iniziare dal dimezzamento del diritto annuale, chiedendo la salvaguardia delle funzioni e del ruolo degli enti camerali. Sempre questa mattina, a Trapani, nel salone conferenze del palazzo camerale, si è tenuta un’assemblea del personale. Nel corso dell’incontro i dipendenti hanno ribadito la loro contrarietà alla riforma “al buio” delle Camere di Commercio italiane, temendo ripercussioni sui servizi resi alle imprese di riferimento sul territorio e sul loro futuro occupazionale, anche per quel che riguarda gli aspetti pensionistici. In Sicilia le Camere di Commercio svolgono, infatti, il ruolo di ente previdenziale dei propri dipendenti. Quella di Trapani ha in carico il pagamento delle pensioni a 46 unità. I dipendenti dell’ente camerale trapanese sono 54, a cui si devono aggiungere 11 dipendenti a tempo determinato ed il personale dell’Azienda speciale “Servizi alle imprese”, in tutto 4 unità. Complessivamente attorno alla Camera di Commercio di Trapani ruotano quindi una settantina di posti di lavoro. E questa mattina i dipendenti dell’Azienda speciale servizi alle imprese sono entrati in stato di agitazione e per tutta la mattinata hanno distribuito dei volantini davanti il palazzo camerale.

Tra le iniziative che si stanno valutando c’è anche un concentramento di tutto il personale camerale, in servizio ed in quiescenza, a Palermo dinanzi il Palazzo D’Orleans finalizzato ad un incontro con il Governo regionale per la risoluzione del problema pensionistico e del futuro del sistema camerale siciliano. Intanto le organizzazioni sindacali hanno predisposto una lettera aperta in cui hanno ribadito la strategicità degli enti camerali nel tessuto produttivo, bocciando il dimezzamento del diritto annuale versato dalle imprese e su cui si reggono le Camere di Commercio. La riduzione dell’imposta porterà in Sicilia ad una diminuzione delle entrate di circa 23 milioni di euro, con un forte ridimensionamento, già dal secondo semestre del 2014, delle iniziative programmate a favore delle imprese e del territorio, con un azzeramento nel 2015 degli investimenti e delle attività di promozione per lo sviluppo economico. A rischio ci sono, pertanto, tutti i servizi erogati attualmente dalle Camere di Commercio (tenuta del Registro delle imprese, degli Albi ed Elenchi abilitati, funzioni di regolazione del mercato, registrazione marchi e brevetti, supporto alle imprese, sostegno all’internazionalizzazione, finanziamento dei Confidi, funzioni promozionali…), il pagamento degli stipendi del personale di ruolo e delle pensioni. E nell’Isola si potrebbero perdere un centinaio di posti di lavoro per l’impossibilità di mantenere in servizio il personale a tempo determinato ed i dipendenti delle Aziende speciali.

Il perché della mobilitazione

Un risparmio medio per singola impresa di 5,2 euro al mese. Questi i “benefici” del taglio del 50% del diritto annuale versato dalle imprese alle Camere di Commercio deciso dal Governo col decreto legge 90/2014. Sia Unioncamere nazionale che CGIA di Mestre e Unioncamere Veneto con L’”operazione verità” hanno provato che il taglio non porta benefici al sistema delle imprese, anzi determina effetti recessivi, stimati in 2,5 miliardi.

L’incidenza del Sistema camerale sulla spesa pubblica nazionale rappresenta lo 0,2%, pari a 1,8 dei 715 miliardi di spesa pubblica primaria, la cui voce preponderante riguarda gli Enti previdenziali col 43,7% (le Province incidevano l’1,4%, le Regioni il 4,5%, le Amministrazioni centrali il 24,1%). La riduzione del 50% del diritto annuale a partire dal 2015 comporterebbe un risparmio medio annuo di circa 63 euro ad impresa, mentre per le imprese individuali, che caratterizzano in particolar modo il territorio provinciale, si determinerebbe appena un “alleggerimento” di 2,6 euro al mese. Il tutto a fronte di una perdita di risorse di oltre 400 milioni di euro, in ambito nazionale, all’economia dei territori sulle voci export, credito, turismo, innovazione, formazione.

Audrey Vitale

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