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Rimossi i sigilli all’impianto della Sicilia Acquaviti. Gli avvocati: “Primo passo verso la ripresa delle attività”

Gli ufficiali di Polizia Giudiziaria della Guardia di Finanza, in servizio presso il Tribunale di Marsala, hanno rimosso i sigilli al complesso industriale di contrada Digerbato, che era stato sottoposto a sequestro preventivo lo scorso 6 maggio, su disposizione del sostituto procuratore presso la DDA di Palermo, Maurizio Agnello.

Un’attività di indagine partita dalla  denuncia presentata lo scorso anno da un ex dipendente della società Ge.Dis., proprietaria della Sicilia Acquaviti. Nei giorni scorsi era arrivato l’avviso di conclusione delle indagini nei confronti di Giuseppe Bianchi e Fabio Volpe (responsabili legali pro tempore della Ge.Dis e della Sicilia Acquaviti), per i quali era stata avanzata l’ipotesi di reato di “attività organizzate per il traffico illecito di rifiuti”. Adesso la decisione dello stesso sostituto procuratore Agnello, accolta con soddisfazione dal collegio difensivo, composto dagli avvocati Paolo Paladino e Letizia Pipitone (difensori di Giuseppe Bianchi), Arianna Rallo (difensore di Fabio Volpe) e Salvatore Sinatra (difensore della Sicilia Acquaviti s.r.l.).

“La decisione del PM – scrivono in una nota congiunta i quattro professionisti – è da valutarsi positivamente, perché costituisce il primo e concreto passo verso la piena ripresa dell’attività produttiva della Sicilia Acquaviti. Riteniamo pertanto che la rimozione dei sigilli testimonia l’evidente eccessivo clamore che si è voluto dare ad una vicenda i cui contorni, nulla hanno a che vedere con gravi episodi di inquinamento, che la cronaca nazionale, purtroppo, ogni giorno tristemente ci riporta”.

Il riferimento è ad alcuni commenti immediatamente successivi al sequestro, che portarono a qualche parallelismo – in vero un po’ forzato –  tra questa vicenda e quelle della “Terra dei fuochi”. Una suggestione che peraltro indusse anche il sindaco di Marsala Giulia Adamo ad inviare una nota stampa in cui si preannunciava che il Comune si sarebbe costituito parte civile nel caso si fosse arrivati al rinvio a giudizio per i responsabili legali delle due società.

Vincenzo Figlioli

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