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Agromafie ed ecomafie nell’incontro tra le delegazioni di Libera

Sabato scorso, al Centro Sociale di Sappusi, si è svolto un incontro tra l’associazione Libera Marsala, rappresentata tra gli altri da Salvatore Inguì e Davide Piccione, ed una delegazione della Lombardia. Al centro del dibattito, le agromafie e le ecomafie e come funzionano certi meccanismi nel territorio di Marsala e Petrosino. Il referente locale di Libera, Piccione, ha esordito con le ultime clamorose rivelazioni di uno dei capi dei Casalesi, uno dei principali clan camorristi, Antonio Iovine che nelle ultime ore sta collaborando con gli inquirenti chiarendo su un punto in particolare: loro appartengono a Cosa Nostra, sono stati iniziati dalla mafia siciliana. “I Casalesi e Cosa Nostra di Marsala – ha fatto sapere agli ospiti – sono un’unica cosa”. Per meglio specificare questo concetto, Piccione ha ricordato ai colleghi di Libera che nel territorio di Marsala e Petrosino i prodotti agricoli vengono acquistati in gran parte dai napoletani. “Qualche anno fa però, nel corso di un’indagine antimafia, si è scoperto che la famiglia petrosilena capeggiata dai fratelli Sfraga godevano di un controllo in tutto il territorio attraverso l’acquisto dei prodotti agricoli tale per cui non vi era più mercato. Addirittura – ha affermato il referente locale – mettevano propri uomini a disposizione dei produttori per aiutarli nelle terre. Poi sono arrivati anche a dedicarsi alla vendita ed al trasporto dei prodotti agricoli. Insomma, da scaristi a imprenditori, un meccanismo quasi perfetto per imporre i prezzi in un territorio monopolizzato”. Davide Piccione e Salvatore Inguì hanno ricordato che, una volta scontata la pena in carcere, i fratelli Sfraga sono tornati a lavorare nel loro settore anche se “… al momento non ci sono ipotesi di reato di cui siamo a conoscenza”, hanno fatto sapere. I dati di Libera parlano chiaro: sono circa 120-130 i miliardi di euro che girano intorno ad agromafie ed ecomafie. Un altro aspetto di non poco rilievo è il lavoro nero, che va ad aggravare la situazione nel settore agricolo e che serve ad alimentare la mafia. In realtà è un circolo vizioso: se l’azienda è in crisi deve abbassare gli stipendi e spesso ricorre al lavoro nero e ciò non fa altro che rendere più forte il sistema mafioso. L’associazione Libera fondata da don Luigi Ciotti, ha fatto sapere tramite i suoi rappresentanti, che stanno promuovendo una proposta di legge in Sicilia per contrastare il lavoro nero ed aiutare gli Ispettorati del lavoro a combattere una piaga ben solida nella nostra società.

“In realtà avevamo già presentato la proposta all’Ars ai tempi di Lombardo. Adesso torniamo alla carica con il Governo Crocetta, rifacendo la procedura in maniera più cauta – ha dichiarato Davide Piccione – e chiedendo ai deputati regionali di firmare la nostra proposta. Attendiamo solo la discussione in Aula”. Tra gli altri argomenti trattati, la ben nota ecomafia, quella che si insinua nel settore ambientale (attraverso ad esempio lo smaltimento illegale di rifiuti), la mafiosità, che è un atteggiamento prima ancora di diventare un’organizzazione mafiosa ed i processi Rostagno (concluso con una condanna per i boss trapanesi Vincenzo Virga e Vito Mazzara) ed ai fiancheggiatori di Matteo Messina Denaro, dove Libera si è costituita parte civile.

Claudia Marchetti

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