Capodanno tutto l’anno?

redazione

Capodanno tutto l’anno?

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sabato 21 Dicembre 2019 - 06:25
Capodanno tutto l’anno?

“L’anno ha un’agonia troppo lunga. Si è tristi il 20 dicembre e il 31 non ci si accorge che l’anno muore” – annotava Jules Renard nel suo Diario: una sorta di limbo festosamente e fastosamente malinconico, attraversato da bilanci esistenziali, da liste interminabili di buoni propositi e divinazioni di rito. Anche intorno al primo giorno dell’anno del calendario gregoriano esiste, naturalmente, una specifica e vasta bibliografia. Rime baciate a parte, rispetto al Natale, il capodanno si può comunque considerare un male minore, soprattutto se si pensa anche al fatto che lo si può scrivere – salvo correzioni scolastiche e occasioni formali – pacificamente in minuscolo. Pur essendo carico di attesa e di interrogativi tanto futili quanto gravosi (“Sarà l’anno del Toro o del Capricorno?”), il fantasma del capodanno ha qualcosa di intrinsecamente rassicurante, perché contiene per definizione la promessa di un nuovo inizio e la speranza tangibile di un cambiamento, vero o presunto che sia. “Credete che sarà felice quest’anno nuovo?” – chiede retoricamente il Passeggere al leopardiano Venditore di almanacchi. Che non ha dubbi in proposito: ma che tuttavia, nel suo candido finto ottimismo, a ripensarci bene, stenta a ricordarsi di un’annata veramente felice.

“Anno nuovo, vita nuova” recita, d’altra parte, l’antico adagio che – a seconda del tono e delle circostanze – può suonare come un doveroso auspicio o un’angosciosa minaccia. Come osserva, ancora una volta argutamente, Giorgio Manganelli: “Arriva un anno con una targa, un numero, e non sappiamo se è il numero del lotto, il numero che appare nelle foto segnaletiche dei ricercati, o un messaggio enigmatico che dovremmo decifrare”.

E così la festa del capodanno si affida in genere a una letteratura meno volontaristica e ‘militante’ di quella natalizia: è una ricorrenza gioiosa a tutto tondo, che non prevede eccezioni degne di particolare affabulazione e che può contare sui suoi piccoli e grandi classici immarcescibili, oltre che su un apposito catalogo di citazioni più o meno illustri, più o meno abusate. A partire proprio da quel Gramsci perennemente à la page che in prossimità di ogni nuovo anno si affaccia, puntuale e inesorabile, da tutti i pulpiti del web, con la sua saggia e sempre pronta ricetta vincente: “Ogni mattino, quando mi risveglio ancora sotto la cappa del cielo, sento che per me è capodanno. Perciò odio questi capodanni a scadenza fissa che fanno della vita e dello spirito umano un’azienda commerciale col suo bravo consuntivo, e il suo bilancio e il preventivo per la nuova gestione”. Bisognerà attendere almeno la primavera per scoprire che Antonio Gramsci, oltre che i capodanni, odiava con la stessa ragionata ostilità gli “indifferenti”: temo, però, che per il resto dell’anno non avremo più sue notizie su facebook, se non come garante di qualche sanguinosissima schermaglia ideologica. Eppure, in uno dei suoi Scribilli, quando il citazionismo in guazzetto social era ancora di là da venire, Edoardo Sanguineti scriveva, con tutta l’infinita gratitudine del caso, di dover proprio alle parole augurali di Gramsci la definitiva guarigione da ciò che forse troppo spietatamente viene diagnosticato come “malattia infantile del capodannismo”. Certo, se ogni giorno fosse davvero capodanno, diventerebbe un serio problema variare quotidianamente il menù del veglione, trovare ogni notte di San Silvestro una colonna sonora più perfetta delle incursioni musicali del Maestro Canello e gestire in modo equilibrato il flusso continuo delle Giornate internazionali. Ma il monito gramsciano fu pensato nei primi anni del Novecento, quando le ore del giorno scorrevano lente e feriali, c’era ancora tutto un secolo da scrivere, e ci si poteva permettere di portarsi avanti col lavoro.

Quasi a rovesciare invece la prospettiva, e in anticipo di qualche anno rispetto al celeberrimo articolo di Gramsci, un irregolare come Carlo Dossi, in una delle sue Note azzurre, chiosava magnificamente: “Ogni giorno è un piccolo anno. Ci trovi la primavera nella mattina – l’estate nel mezzodì – l’autunno al dopopranzo – e l’inverno di notte. E così ogni anno è un gran giorno”.

Tirate comunque le somme, dopo tanto ozioso divagare tra citazioni letterarie, che sia capodanno tutto l’anno o che ogni giorno sia lungo e variegato quanto un intero anno, a contarlo in capodanni o in giorni, forse il migliore augurio per il 2020 è di arrivare sani e salvi almeno fino al 2021.

Francesco Vinci

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